Acquerelli

Pesaro. Al "Punto d'arte Perugini" di via Passeri, gli acquerelli del fanese Pierluigi Piccinetti: siamo andati in galleria invitati e sedotti da una cartolina piena di "Rose antiche", quelle dei giardini di una volta, morbide e profumate, rose ormai rarissime e neglette che quando si appassivano lasciavano ancora, sul tappeto del tavolo, un che di setoso e dolce. (...) Contemplazione di realtà, necessità quasi fisica di un rapporto concreto con l'esistente, dialogo sussurrato, familiare, semplice e vitale che, come nei rapporti di vero amore, diventa partecipazione attiva, inconsapevole stupefazione e sorridente compiacimento, esplicitato dalla facilità di una manualità gloriosa e delicata.

2005 - La casa blu - (particolare), acquerello cm.35x28 (con testo - Mattinata di primavera -) 2005 - La casa blu - (particolare), acquerello cm.35x28 (con testo - Mattinata di primavera -)

E nei porti la luce e l'acqua vibrano e cantano insieme fra le barche e i moli, e nelle nature morte le frutta giocano con i primaverili cappelli di paglia e nella castità delle nevicate il bianco della carta, sa assumersi perfettamente il protagonismo dell'essere neve nelle silenziose sottolineature grigio azzurre tenere e sommesse come sguardi discreti, tutto con grande sapiente naturalezza fino a che, oh meraviglia, tre o quattro alberi non si illuminano per misterioso e improvviso raggio. E' allora che scoppia la poesia. (...)

Pesaro, 1998
Ivana Baldassarri

(Recensione da: Il Resto del Carlino del 12/4/1998)

Mattinata di fine primavera (racconto di Pierluigi Piccinetti)

Non ho alcun impegno irrinunciabile in vista, posso oziare... pensare, ... ma come riscalda questo sole, ... l'aria è tiepida, la mente è sgombra, vuota, non sto né bene né male, però...che bella luce ! Ombre nitide, non c'è un filo di vento..., quasi, quasi...  Vado o non vado ? ... E' mercoledì, ho tre ore per me, al porto oggi non c'è tanta gente; decido di andare, ...l'occorrente per dipingere..., la cassettina degli acquerelli, una busta di plastica, l'acqua, il barattolo di vetro... uno più grande, un piatto bianco pulito, il nastro adesivo ...da due centimetri, un foglio ...da 300 grammi, ruvido, la tavola, i seggiolini, accidenti... è dal più comodo che si sfila sempre lo schienale di tela!, è tutto ! ? Prima di partire la pipì..., ah, il cappello di paglia casomai non dovessi trovare un posto ombreggiato, mi avvio, ... oh no, gli occhiali, il telefonino..., torno in dietro, rifaccio le scale, ... mi fanno perdere sempre tempo, non mi ci abituerò mai!

Provo vicino allo squero, c'è la solita gru mobile tra i piedi, i "fissati" col motoscafo che "rompono" e increspano il lucente vetro d'acqua. La darsena è vuota, i pescherecci sono tutti in mare; non mi piace, marcia indietro, verso il canale, almeno c'è il fondale con le quinte delle case, a quest'ora sono illuminate quelle di destra. Debbo attraversare il ponte, giro largo, senso unico, qui il sole non mi batte in faccia, lo scorcio mi sembra buono, scendo, provo ad abbassarmi come stessi seduto, quelle barche coloratissime lì sotto il ponte di ferro escono perfettamente alla luce, un bel taglio, da qui va bene. Scarico l'occorrente, mi siedo con qualche difficoltà, applico il foglio alla tavoletta, orizzontale o verticale ? Orizzontale. Segno subito, velocemente, con la matita il limite del ponte, un asse verticale, qualche linea prospettica, traccio le case, i tetti, i cornicioni, accenno le finestre, le sagome delle barche. Già arriva qualcuno, lo sento dietro di me, è in bicicletta, stridono i freni a più riprese, voleva fare piano! Se ne va, tanto ancora non ci capisce nulla. Pochi segni, delicatamente senza calcare troppo, bella quella parete verde cenere, è il punto fondamentale della composizione, ancora barche, "acc... !" quella si è già spostata, i riflessi, i tratti simmetrici, specchiati, una cancellatina, tra il muretto e la barca in primo piano c'è troppo spazio, correggo.

Niente particolari, quelli dopo, col pennello medio; debbo essere deciso senza ripensamenti e poche sovrapposizioni, lo so che limitano la freschezza, e tanto ci ricasco sempre ! ! "Testone... !", Mi riposo un po', mi guardo intorno...., va', i pesciolini, ce n'è un branco, piccole lasche ? Boh ! Le corde consunte, i vecchi pneumatici neri appesi alle banchine, i segnali rossi, le boe arancio, le bandierine multicolori fosforescenti. Debbo lavorare senza fretta, lì ci abitava il nonno di...non mi ricordo come si chiamasse, più su Sandro, a sinistra l'Asilo della mia infanzia è sempre uguale, un po' trasandato, una volta proprio qui, da bambino, ho visto Simoncelli e Bilancioni che dipingevano. Il cubico casello ferroviario è rosa carnicino, io ce l'ho il tubetto di quella tinta, ma dovrò mescolarla con un po' di giallo cromo; preparo il piatto di plastica con i colori, ordinati come sempre e apro anche la scatola dei godé, i pennelli nella mano sinistra. Debbo ricordarmi di cambiare l'acqua a metà lavoro,intanto che è pulita do qualche tocco al cielo, un po' di ceruleo, un poco di magenta, aggiungo acqua, scontorno i tetti, i pennoni, le corde; a destra gli alberi, ancora acqua per sfumare.

Fano: Luglio 2000 - Pierluigi Piccinetti alle prese con l'acquarello Fano: Luglio 2000 - Pierluigi Piccinetti alle prese con l'acquarello - (foto David Valentini)

Oggi le pennellate si asciugano subito, meglio!, così, evito le attese; cambio pennello, prendo il più grande, è necessario che si distingua la strisciata. Lasciala gocciolare..., non troppo! Un'altra... più densa di blu, senza riempire tutto, alcuni tratti di traverso, lo spazio sopra deve restare bianco, due riflessi di azzurro cielo nell'acqua, lì un po' di verde vescica, diluisco. Per rendere la trasparenza questi segni debbono rimanere freschissimi, e non ripassarci sopra !! (E' la parte buona del mio cervello che mi dà ogni tanto i consigli, a volte mi aiuta di più, a volte resta in silenzio). Adesso conviene insistere con i colori caldi delle case, qualche segno largo, poi il pennello tondo. Vai.. morbido, più morbido , leggero, corri sul foglio, come le ali di una farfalla, stai attento, va bene così ! Poi risolvo con le ombre, cambio tono, ancora un altro, un po' di rosso qui, più ocra, il celeste. Aggiungi ! ! Le finestre, verde chiaro brillante, marrone... più vermiglio, meno giallo, troppo! Rifaccio, pulisco il pennello, no ! ancora più intenso, più deciso il grigio, leggermente sfumato verso il colore caldo dei mattoni; per ottenere il tono giusto della linea di galleggiamento affiorante della barca ci vuole un po' di oltremare scuro, un dubbio..., è nei godè ? Non riesco a trovarlo, ah...eccolo, più smorzato, aggiungo una punta di verde e ocra d'oro, va bene così..., sento una spalla stanca, debbo sgranchirmi, ora un raggio di sole mi batte di traverso sul foglio, mi confonde tutto, alzo la tavoletta, la inclino, la posizione è più scomoda ma resisto. "Oh Gigi !" , "Oh Valentino ! Cum va ?", "Da por véchi !... Bravo, apàr véra !".

"Grazie", sorrido, mi saluta, ricambio e sento che dietro c'è qualche altro spettatore; mi osservano in silenzio, mi sento come in mostra, sono stimolato a fare del mio meglio, in pochi secondi li dimentico, riprendo a definire le ombre, più chiare e nette, poco verde negli alberi, ma quanti verdi ! Aggiungo giallo, ocra, poi burnt umber, quei fiori rosso arancio, vicino inserisco delle macchie di violetto in un cespuglio, i rami in luce, quelli in ombra, seppia, cadmium yellow lemon. Ripassa, correggi, segna, diluisci, alterna i toni, così, morbido, morbido ! ! Pausa... Adesso le barche, poi le sagome riflesse leggermente più scure, le increspature dell'acqua ferma e oleosa appena accennate, spero che non si alzi il vento, lì un piccolo mulinello della lenta corrente; l'ombra nera del ponte, ecco che per contrasto si illuminano meglio le parti chiare, ancora più blu, meno diluito, un segno verde polveroso qua, un arancio là, più intenso a coronare la macchia liquida precedente, uno a destra, celeste.

Ci mancava ! Piccolo intervallo, che ore sono ? Ancora c'è tempo, ho fatto presto, qualche tocco ancora. Già la luce è cambiata, il paesaggio reale appare identico a quello nato sul foglio, ma questo è tutt'altro, il modello non mi interessa più. Lo vedi ? Sulla carta si regge da solo, comincia ad avere la sua vita...ora ! Rincuorato e abbastanza soddisfatto continuo a dipingere a ruota libera, senza guardare il vero. E' diventata una questione personale, da risolvere tra me e il foglio, senza intermediari. "Ha..., che bello !". Aggiungo una luce, una larga pennellata, delineo lo spazio tra quei segni che si sono asciugati con tocchi di verde, di blu, di turchese, rinforzo col blu di Prussia, adesso sì che diventa più interessante e divertente, abbasso un tono, continuo, incastono altre pennellate di smeraldo puro, mi debbo fermare, se no dicono che "sono troppo bravo" ! L'angolo a sinistra è riuscito meglio, qui cade un po', correggo, ...mm..., ora basta ! Sposto la tavoletta, attenti alle gocce, che non scorrano, mi alzo in piedi, guardo da lontano, attendo che i colori asciughino e cristallizzino nell'aspetto definitivo. E' lì che debbo intervenire, come ? Ah sì, una velatura di bruno, sì così..., alcuni segni leggeri col pennello piatto, di taglio,...... la firma.

Mi sento improvvisamente stanco, chiudo, butto via l'acqua sporca, carico tutto in macchina, e ciò che ho terminato or ora è già superato, salvato in "memoria", riparto, domani potrei tornare nel pomeriggio, con la luce più calda, dall'altra parte del molo.

Fano, 2002

Galleria - Acquerelli


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